
Gender Bender Festival 2026 è POPOLARE
Il direttore artistico Mauro Meneghelli introduce la 24esima edizione di Gender Bender Festival
Per la 24° edizione di Gender Bender abbiamo pensato a un festival POPOLARE. Non crediamo sia questione di cultura alta o bassa, ma di una cultura che fa crescere quanto più ambisce a parlare a chiunque, ad animare un discorso comune, partecipato.
Cosa ci immaginiamo quando pensiamo a un’arte e una cultura popolari? E il popolo, questa identità collettiva così banalizzata in tempi di nazionalismi imperanti, cosa desidera e cosa reclama? Di cosa si nutre?
Con “bread and roses” le suffragette e i movimenti operai hanno rivendicato il diritto alla bellezza insieme a condizioni economiche dignitose; con “food for thought” si indicano le idee che nutrono la nostra visione del mondo di nuovi orizzonti; con “panem et circenses” il divertimento nell’antica Roma viene inteso come fonte di distrazione dai problemi della società. Tre visioni tra loro prossime eppure diversissime, che più che dare risposte mostrano prospettive e anche intenzioni differenti.
Cosa sono, quindi, per Gender Bender un’arte e una cultura popolari? Il desiderio è di offrire occasioni di visione e incontro aperte e democratiche, proprio partendo da quei temi cardine delle nostre vite che spesso sono tabù: i desideri, le relazioni, la vitalità dei corpi e la loro mortalità. Essere popolari è in questo senso una scelta radicale, un voler restare tenacemente partecipi e aperti al mondo.
Diventa allora essenziale porre la questione non tanto di cosa è popolare, ma di cosa vogliamo che lo sia.
La proposta che facciamo è quella di mettere i sensi e le sensazioni al centro della nostra relazione con l’arte: restare aperte a quel che sentiamo, per nutrirci di un’esperienza basata sulle percezioni, una via accessibile, incarnata, vera.
POPOLARE è, infine, anche un verbo, e abitare gli spazi pubblici e quelli artistici è un diritto di tutte da riempire continuamente di vitalità. Per pubblico intendiamo ciò che ci riguarda, non ciò che ci appartiene, ed è da questa base che possiamo davvero coltivare un’arte e una cultura che ci facciano sentire parte di un popolo, un popolo in continua evoluzione ma che abita già questo presente.
Gender Bender è un invito a esserci, tante e diverse.
Mauro Meneghelli




