ph Margherita Caprilli
Pubblicato il02 Nov 2026
Novità

Inaugurazione Gender Bender 2026

Il discorso inaugurale del direttore artistico Mauro Meneghelli

Per questa edizione di Gender Bender abbiamo scelto come parola chiave, come “parola lente”: popolare. Stasera, è evidente che Gender Bender è anche un festival popolato, e per questo il mio primo ringraziamento e benvenuto va a tutte voi che siete qui, il nostro splendido pubblico.

Popolare è stato per noi importante declinarlo anche come “popolare la cultura”, e allora non posso non pensare immediatamente a Vicino, Vicinissimo, la performance che abbiamo ideato e costruito insieme a Daniele Ninarello e a una comunità di cittadine e cittadini che sono state performer di questo lavoro sabato e domenica scorsi (24 e 25 ottobre).

La performance è stata creata negli spazi del Padiglione Esprit Nouveau di Le Corbusier, che è un prototipo abitativo, una casa popolare per il futuro. Ci siamo immersi in uno spazio abitato da corpi che si concedevano piacere, lentezza, contatto. Corpi di diverse generazioni che, in un periodo in cui si parla di lotta di classe generazionale, hanno incarnato un nuovo prototipo di coesistenza, hanno abitato insieme uno spazio condiviso.
Sabato, mentre la città bruciava, mentre venivano fatte emergere le violente disuguaglianze che attraversano la nostra società, durante Vicino, Vicinissimo, performer e pubblico insieme hanno potuto godere di uno spazio contemplativo, improduttivo, intenso, di relazione, stabilendo un’attenzione sottile verso ciò che ci circonda, contagiando tutte noi.
In questi giorni ho pensato che come Le Corbusier, anche noi non abbiamo costruito uno spazio e un progetto utopico, ma un prototipo, un esempio, uno spazio di immaginazione.

Mi ricollego alla questione dell’immaginazione perché lunedì sera Céline Sciamma, ospite del festival per presentare due film, si è detta “attivista dell’immaginazione”, e io ho sentito da subito una forte aderenza tra questa definizione e quello che vogliamo fare attraverso Gender Bender.
Immaginare significa aprire nuovi spazi di realtà, nuove possibilità, e sono le possibilità che indirizzano il cambiamento.
L’arte ci educa alla bellezza dell’immaginazione, quell’immaginazione florida che ieri sera abbiamo ritrovato all’inaugurazione della mostra antologica dell’arte di Jacopo Camagni.
Nella mostra vediamo come Jacopo continua a regalarci un mondo in cui la sensibilità e la sensualità (intesa come attivazione dei sensi) sono una grandissima forza, dei veri e propri super poteri, i super poteri dell’empatia, della scoperta, del desiderio. Ed è questo che vogliamo portare con Gender Bender.

Un ringraziamento sentito va a tutte le istituzioni che ci sostengono, e a quelle che sono intervenute anche qui questa sera grazie per la vicinanza e la consonanza che ci dimostrate. Grazie a tutti gli sponsor e sostenitori privati, agli istituti di cultura e alle fondazioni, alleati preziosi nel costruire un programma vario e internazionale.

Grazie a chi rende possibile tutto questo, Il Cassero che è casa del festival, e il ringraziamento più profondo va a tutta la squadra di lavoratrici e volontarie che hanno letteralmente creato questa edizione e che ora la porteranno orgogliosamente per tutta la città.

Buona 24° edizione di Gender Bender a tutte!

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